I bambini iperattivi

bambini iperattivi

Un bambino di 10 anni che non riesce a stare al suo posto in classe, che e' incapace di svolgere un'attività tranquilla (che non richieda movimento), che parla continuamente a raffica. E' normale? Questa domanda se la sono posta molte volte i genitori, le insegnanti, i parenti. La risposta e' difficile, di sicuro complessa. Perché dipende da tanti fattori. Il bambino (spesso si tratta di maschi) può essere semplicemente esuberante, vivace, magari un po' viziato. Può avere ricevuto un'educazione permissiva (troppo?), che non l'ha contenuto in certi atteggiamenti aggressivi. Ma può trattarsi anche di un disturbo da iperattività.

Questa problematica si esprime, secondo il DSM -5, con un pattern persistente di impulsività che dura da almeno 6 mesi, con un'intensità incompatibile con il livello di sviluppo. Nel nostro caso si tratterebbe, per esempio, di un ragazzino di 10 anni che mette in atto comportamenti iperattivi, tipici di un bambino più piccolo, di 5 anni. Inoltre, queste azioni devono avere un impatto negativo diretto sulle sue attività sociali e scolastiche.

Nel caso di ragazzi dai 17 anni in poi la diagnosi di disturbo di iperattività richiede la presenza di altri sintomi. Come: agitarsi e battere le mani o i piedi, lasciare il proprio posto in contesti in cui si dovrebbe stare seduti, saltare in situazioni inappropriate, incapacità a giocare in modo tranquillo, parlare troppo, rispondere ancora prima che la domanda sia terminata, difficoltà ad aspettare il proprio turno, interrompere gli altri ed essere molto invadenti.

Questo disturbo e' spessissimo associato al deficit di attenzione (si parla di DDAI- Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività-). La disattenzione si manifesta come divagazione dal compito, mancanza di perseveranza, difficoltà a mantenere l'attenzione, e non e' mai causata da atteggiamento di sfida o da mancanza di comprensione.

Il DDAI inizia nell'infanzia, in genere viene diagnosticato durante gli anni della scuola elementare, e' stabile durante l'adolescenza e, se non trattato, rimanere fino all'età adulta, dove può generare comportamenti invalidanti.

Possono verificarsi, infatti, lievi ritardi del linguaggio, degli aspetti motori e delle abilità sociali, una bassa tolleranza alla frustrazione, irritabilità e umore labile.

Gli studi sulla popolazione indicano che circa il 5% dei bambini e il 2.5% degli adulti soffre di DDAI.

Come capire allora se nostro figlio mostra un DDAI o se e' semplicemente molto vivace? Non esiste a oggi un marker biologico per una diagnosi precisa. E' stato notato che l'elettroencefalogramma (EEG) e la Risonanza Magnetica (RM) mostrano delle lievi differenze tra chi soffre di DDAI e gli altri, ma questi dati non sono al 100% diagnostici.

Per comprendere occorre rivolgersi inevitabilmente a uno specialista che, oltre alla visita del ragazzo, analizzerà quanto i genitori riportano e la gravità dei sintomi presenti.

In caso di diagnosi di DDAI e' opportuno intraprendere, in un secondo momento, un iter terapeutico specifico, a più livelli, presso le Strutture esistenti di Neuropsichiatria Infantile, per imparare a contenere e limitare i comportamenti più gravi. Anche i genitori potrebbero avere un giovamento a iniziare una psicoterapia di supporto, per avere più consapevolezza del disturbo e sapere come gestire meglio il proprio figlio e le dinamiche psicologiche che si generano all'interno del nucleo famigliare.

In caso, invece, si trattasse solo di comportamenti legati a un'irrequietezza di base del bambino, non sono per niente necessari supporti psicologici, ma un semplice buon senso, che aiuti lui e i suoi genitori a reagire in modo più appropriato nelle diverse situazioni. E a canalizzare l'energia del bambino in compiti interessanti che gli piacciano per davvero e che lo aiutino a crescere su tutti i versanti.