Il collezionista patologico

Il disturbo da accumulo

Il disturbo da accumulo si esprime in una persistente difficoltà a separarsi dai propri beni, con un bisogno ossessivo di conservare tutto quello che si ha. Questa necessità di non gettare via niente congestiona gli spazi e ne compromette l'uso. Può capitare, per esempio, che la superficie di casa sia così riempita, che non si sia più in grado di cucinare, di dormire nel proprio letto o di sedere su una sedia. Un accumulo, quindi, ben lontano da una situazione di disordine, o da un collezionismo. Inoltre, chi soffre di questa psicopatologia mostra anche un continuo desiderio di comprare oggetti nuovi diversi, che verranno accatastati insieme agli altri.

Ma l'accumulo di animali? Si tratta di una variante di questo problema psicologico; si tende, cioè, ad accatastare non tanto oggetti, ma animali, di diverse taglie e tipo. Senza essere capaci di fornire loro uno standard minimo di nutrizione, igiene, cure veterinarie e di provvedere loro, in caso di peggioramento della loro salute. Si verifica in questo modo uno stato di sovraffollamento di animali con condizioni gravemente insalubri. In letteratura sono stati segnalati casi di persone che vivevano in appartamenti di dimensioni modeste, con più di 60 gatti, 30 cani e anche maiali. Con animali morti che continuavano a rimanere nello stesso ambiente di quelli vivi, che erano denutriti e ammalati. In un contesto di degrado davvero importante.

Quello che differenzia l'accumulo da animali da quello di oggetti e' l'entità delle condizioni igieniche e un insight molto ridotto. Nel senso che le persone non riconoscono la gravità dei loro disturbi, pur avendo un livello intellettivo normale.

La prevalenza di questo disturbo e' intorno al 3- 6% e colpisce indifferentemente, secondo il DSM V, sia maschi che femmine. I sintomi sono quasi tre volte più presenti nella popolazione di età compresa tra i 55 e i 90 anni, rispetto a quella più giovane. Queste manifestazioni possono insorgere intorno all'adolescenza, ma la loro gravità aumenta a ogni decade di vita.

Questo comportamento ha una base ereditaria e circa il 50% di chi manifesta questa patologia riferisce di avere parenti con gli stessi tratti. Un altro ruolo importante sembra essere lo stress; eventi di vita traumatici spesso precedono l'insorgenza del disturbo, soprattutto nel caso di accumulo da animali.

E' come se la persona con questo disturbo non fosse più in grado di gestire le difficoltà della vita, percependo un grande vuoto dentro di sé. Si tenta allora di colmare questa mancanza con una tendenza ad ammassare. Si comprano cose, si trovano animali e si porta tutto a casa propria. Non si tratta però di un amore disinteressato per gli animali, ma di un tentativo disfunzionale di colmare il deserto emotivo presente.

Ma cosa si deve fare per uscire da questo tunnel? Il primo passo e' arrivare alla consapevolezza che ciò che si fa e' patologico e che non serve a risolvere i propri conflitti. Partire da una prima autoanalisi per poi arrivare da uno specialista, dove intraprendere un iter di cura. E' l'unico modo per sgombrare (letteralmente) il campo da condizioni inadeguate, mettendo in salvo gli animali, vittime inconsapevoli di un disagio mentale umano. E cercare così di ritornare a una qualità della vita migliore, riallacciando i rapporti famigliari, che spesso questo disturbo ha allontanato.