Il disturbo oppositivo provocatorio

Il disturbo oppositivo provocatorio

Un bambino di 5 anni che litiga tutti i giorni con la mamma. Con una violenza particolare.  Un ragazzino che mette in atto comportamenti provocatori e aggressivi. Del tutto inappropriati. Una ragazza con un umore collerico, che manifesta sempre, giorno e notte, senza un attimo di tregua. Reazioni normali? Forse, ma se si contraddistinguono per persistenza, continuità, intensità, frequenza, allora si tratta di un disturbo oppositivo provocatorio.

Che cosa è di preciso? E' un  disturbo psicologico legato alla regolazione emotiva e comportamentale.  Non si riesce, insomma, a controllare le proprie emozioni e si arriva al punto da avere esplosioni di rabbia, sproporzionate  al contesto.

La caratteristica essenziale di questo sindrome e' un pattern di reazioni furibonde e irritabili, di comportamento polemico, provocatorio o vendicativo costante. Si va spessissimo in collera, si è permalosi oltremisura, ci si mostra adirati e risentiti. Si polemizza con le figure che rappresentano l'autorità,  si rifiuta di rispettare le regole e le richieste di chi ci sta intorno. Si accusano, infine, gli altri per i propri errori.

Tutte queste manifestazioni devono essere presenti, per distinguersi dalle reazioni normali, per un periodo di almeno 6 mesi.  I bambini in età prescolare, per esempio, possono esibire alcuni di questi sintomi, senza per questo essere considerati patologici. Anzi, alcuni atteggiamenti di rabbia sono assolutamente nella norma. Ma se, al contrario, i comportamenti oppositivi mostrano una ripetuta continuità, allora la situazione diventa diversa.

Un bambino che piange quando va all'asilo e non vuole lasciare la mamma rappresenta un episodio normale. Ma se il bambino urla a squarciagola, colpisce la mamma, distrugge la sua cartella e magari picchia un compagno, allora si cade nel disturbo oppositivo provocatorio.

Il comportamento deve essere sempre, comunque,  associato a un forte disagio psicologico.

Ma quali sono i fattori di rischio di questo disturbo? Prima di tutto  quelli ambientali: nelle famiglie con pratiche educative troppo rigide o incoerenti, questa sindrome è più rappresentata. E poi i fattori genetici (esiste un certo numero di marker neurobiologici) e quelli temperamentali, come un alto livello di reattività emozionale e una scarsa tolleranza alla frustrazione.

Il disturbo oppositivo provocatorio è più frequente nei maschi rispetto alle femmine. Ha un'incidenza media del 3.3%. Tende a insorgere nell'infanzia o nella prima adolescenza. E' spesso associato al disturbo da deficit di attenzione/ iperattività. Quando non è trattato può sfociare, una volta diventati adulti, in un disturbo della condotta o in un disturbo antisociale di personalità.

Cosa si può fare allora per  curarlo? La psicoterapia e' di sicuro la risposta più efficace. Un supporto prima di tutto al bambino o all'adolescente, per aiutarli a gestire meglio la loro emotività. E, allo stesso tempo, un percorso psicologico per i  genitori, per capire che cosa sta succedendo in famiglia e  in quale direzione si sta andando. In modo da contenere davvero  il disturbo e prevenire ulteriori disagi futuri.