Il rapporto con il papa'

padri

Domani è la festa del papà, una ricorrenza forse un po' datata, che può, però, spingerci a riflettere sulle caratteristiche psicologiche che i padri detengono all'interno della famiglia.

Il loro ruolo è importantissimo: il modo in cui si comportano e come interagiscono con i figli e con la loro mamma può provocare ripercussioni psicologiche per tutta la loro vita, come l'ultima fatica di Gabriele Muccino, "Padri e figlie" ci ricorda. In questo film il protagonista, uno scrittore di successo, si trova a dover crescere la figlia da solo, e a gestire, contemporaneamente, un grave problema psichiatrico, che lo costringe a un lungo ricovero. L'assenza forzata del papà tanto amato, vissuta come un abbandono, avrà gravi conseguenze sulla psiche della ragazza che, una volta cresciuta, non riuscirà a mantenere un legame sentimentale stabile, ma a vivere solo storie improbabili e poco durature.

Ma è quindi vero che i papà influenzano in modo così preciso la futura vita sentimentale delle loro figlie? Probabilmente sì, da Freud in poi la letteratura psicologica ha sottolineato la rilevanza del ruolo paterno nell'improntare il mondo emotivo e pulsionale delle figlie, e, di conseguenza, il loro modo di impostare la sfera degli affetti. 

Nel caso di un papà assente per lungo tempo, come nel film, si può creare un vuoto totale, una mancanza fondamentale di modelli maschili di riferimento, che se non elaborata, comporta l'attivazione di dinamiche psicologiche autodistruttive, ripetute, che si alimentano a vicenda. Negli altri casi, invece, può accadere che la figlia cerchi e ricerchi, inconsapevolmente, un modello simile al padre, in modo da volerne l'approvazione. Sposare un compagno simile al papà e ottenere il suo consenso indiscriminato diventa un modo per guadagnarsi davvero l'amore paterno, da un lato proibito, dall'altro tanto agognato. Si tratta quasi di una sorta di ripetizione di dinamiche già vissute, chiamate da Freud coazione a ripetere. In alcuni casi vale, apparentemente, una situazione opposta, si cerca cioè un soggetto molto differente da quello paterno, per fuggire e nascondersi da quello originale. Ma, anche in questo modo, la scelta non risulta libera, ma condizionata, anche se al contrario, dal campione paterno.

Una ricerca americana ha provato come un padre alcolista aumenti in modo significativo la probabilità per la figlia di sposarne uno, come se l'essere alcolista costituisca l'unica scelta esistente. E non perché si pensi che l'alcolismo sia un'attrattiva, ma perché esserlo diventa quasi una norma, un'abitudine. Se la figlia incontrasse, in quest'ottica, un uomo "regolare", questo potrebbe essere snobbato, non desiderato, poiché solo l'instabilità viene considerata eccitante. Se, poi, un padre tratta male la madre in ambito famigliare, questo comportamento può  influenzare l'autostima delle figlie: dato che la madre ha tollerato, magari per anni, di subire abusi, le figlie possono finire  per immedesimarsi in un modello di passività e di forte insicurezza emotiva.

E per i figli maschi? Anche per loro il padre si configura come un punto di riferimento essenziale, sul quale plasmare la loro immagine maschile. E' il confronto con il padre che può spingere il figlio a diventare competitivo con gli altri maschi, nel caso abbia dovuto, durante l'adolescenza, fare fatica a conquistare  la sua attenzione. O a ricercare un mentore, un capo che lo capisca e lo valorizzi, che rappresenta una modalità indiretta per farsi amare dal padre. Di fronte a un padre abusivo o molto assente il ragazzo può avvertire una sensazione pesante di vuoto, dove diventa difficile acquistare una propria identità personale.

Insomma il papà costituisce come una figura unica per figlie e figli, altrettanto importante della madre, un supporto con il quale confrontarsi, per aiutarli a diventare grandi, davvero.