l'agorafobia

L'agorafobia

Provare terrore a trovarsi da soli fuori casa, essere in ansia a utilizzare i mezzi pubblici, a stare in coda in mezzo alla folla. O in un parcheggio pubblico e al mercato.

Che cosa hanno in comune questi sintomi? Una diagnosi di agorafobia, una condizione psicologica in cui si e' angosciati, in modo sproporzionato, nel trovarsi di fronte a spazi aperti.

Chi soffre di questo disturbo e' molto spaventato al pensiero di affrontare contesti aperti, in cui magari non si riesce a fuggire, come nelle code, o a chiedere un soccorso veloce (come al mercato). Si inizia, allora, a sudare, a sentire una forte tachicardia, un'ansia smisurata, si può anche vomitare o persino svenire. Pur di evitare di trovarsi in una situazione agorafobica, si mettono in atto strategie evitanti complesse e difficili, che vanno a influenzare la propria qualità di vita. Per esempio, si smette di ricorrere ai mezzi di trasporto, di andare a fare la spesa, di vedere gli amici. E si può arrivare fino al punto di non volere più lasciare la propria casa. Diventando così completamente dipendenti dagli altri per qualunque necessità di base. Più di un terzo delle persone con agorafobia è costretta a smettere di lavorare.

Si tratta, insomma, di un disturbo molto invalidante, che può alimentare un senso di profonda depressione. Ogni anno circa 1.7 % degli adolescenti e degli adulti riceve una diagnosi di agorafobia, in genere il sesso femminile è più rappresentato, quasi il doppio rispetto a quello maschile. La media generale di esordio è di 17 anni.

Ma cosa c'è' dietro questa angoscia a gestire lo spazio aperto? Vi è di sicuro la paura di mettersi in gioco, di affrontare le vicende della vita, magari dopo aver subito una batosta o una forte delusione. Si e' notato che questo disturbo si innesca in momenti in cui ci si sente impreparati, magari a scuola o al lavoro. Si avverte una sensazione di inadeguatezza, si pensa di non essere non all'altezza delle aspettative degli altri. Subentra così il terrore di deludere, di non sapere stare al passo con le altre persone. E l'angoscia di sentirsi inutili.

A volte può essere, invece, la presenza di una malattia che ci ha obbligato a cambiare i nostri ritmi, il nostro modo di vivere. Magari, paradossalmente, la fase acuta della malattia e' stata superata, ma non le paure a questa legate.

L'opposto dell'agorafobia e' la claustrofobia, l'angoscia di trovarsi immobilizzati in spazi chiusi, come in un ascensore, in una galleria, in uno spazio stretto, in metropolitana. E' un'ansia speculare alla claustrofobia, anche se in genere e' meno grave.

Cosa si può fare allora per vincere l'agorafobia? Prima di tutto ricorrere a un bravo specialista, magari online. Se infatti si vive barricati in casa diventa difficile richiedere un aiuto psicologico. In questo caso i consulti online sono preziosi e si può iniziare a "vedersi" via Skype. Poi man mano che l'angoscia si riduce, andare dallo specialista diventa un modo per mettersi alla prova, per affrontare le prime uscite. Anche i farmaci possono essere importanti nella gestione di questo disturbo, e aiutare a risolvere il problema in modo più veloce.

Insomma dall'agorafobia si puo’ uscirne, ma solo a patto di non avere paura a richiedere un aiuto.